Infertilità femminile, quali sono le cause per cui non si rimane incinta?
«Perché non riesco a rimanere incinta?», è la domanda che affligge tante donne alla ricerca di una gravidanza. Tuttavia, le cause dell’infertilità femminile sono numerose e complesse: possono essere ricondotte all’età, a problemi ormonali ed anche allo stile di vita.
Nelle prossime righe andremo ad indagare su cosa si cela dietro le difficoltà di concepimento provando ad identificare i primi sintomi e campanelli di allarme. Ci soffermeremo anche sulle possibili soluzioni che offre la medicina moderna in materia di infertilità femminile.
Che cos’è l’infertilità femminile?
Partiamo proprio dalla definizione di infertilità femminile: indica la difficoltà a ottenere una gravidanza a causa di fattori collegati all’apparato riproduttivo o alla salute generale della donna. La sua origine va ricercata in condizioni ginecologiche specifiche che possono essere collegate all’ovulazione, all’utero, alle tube di Falloppio, così come all’equilibrio ormonale.
A livello clinico l’infertilità femminile si suddivide in:
- infertilità primaria, quando la donna non ha mai ottenuto una gravidanza;
- infertilità secondaria, quando la difficoltà compare dopo una precedente gravidanza;
- infertilità mista, quando sono presenti fattori sia femminili sia maschili;
- infertilità idiopatica, quando gli esami non individuano una causa precisa.
Tali distinzioni sono utili per orientare il percorso diagnostico e aiutare lo specialista a scegliere gli accertamenti più indicati.
Qual è la differenza tra infertilità e sterilità?
Nel linguaggio comune i termini infertilità e sterilità vengono spesso usati come sinonimi, ma non indicano esattamente la stessa condizione.
L’infertilità è una difficoltà a concepire dopo un periodo di rapporti regolari e non protetti. Può essere temporanea, parziale o trattabile, a seconda della causa che la determina. In molti casi, dopo una diagnosi accurata, è possibile intervenire con terapie mirate o con tecniche di supporto alla fertilità.
La sterilità, invece, indica una condizione più assoluta, in cui il concepimento non è possibile per la presenza di un impedimento definitivo o molto severo. Può dipendere dalla compromissione irreversibile di organi o funzioni indispensabili alla riproduzione.
Fino a che età una donna può essere fertile?
L’età è uno dei fattori più importanti nella fertilità femminile. Con il passare degli anni, la riserva ovarica tende a ridursi progressivamente e può diminuire anche la qualità degli ovociti. Questo processo diventa più evidente dopo i 35 anni e ancora più marcato dopo i 40.
La riduzione della fertilità legata all’età è un fenomeno naturale, ma può rendere più difficile ottenere una gravidanza spontanea e influenzare anche la risposta ai trattamenti di Procreazione Medicalmente Assistita.
Superati i 35 anni, se la gravidanza tarda ad arrivare, è importante non rimandare troppo a lungo la valutazione specialistica.
Quali sono i possibili sintomi dell’infertilità femminile?
Il sintomo più lampante dell’infertilità femminile è ovviamente la mancata gravidanza. Tuttavia, esistono segnali da non sottovalutare e che andrebbero riferiti al ginecologo. Tra i primi campanelli d’allarme annoveriamo:
- cicli mestruali irregolari, molto lunghi, molto brevi o assenti;
- mestruazioni particolarmente dolorose;
- dolore pelvico cronico;
- dolore durante i rapporti;
- perdite di sangue anomale fuori dal ciclo;
- acne persistente;
- aumento della peluria;
- difficoltà a mantenere il peso forma;
- sovrappeso, obesità o magrezza eccessiva.
Questi sintomi non indicano automaticamente una condizione di infertilità, ma meritano attenzione, soprattutto quando la donna sta cercando una gravidanza.
Quali sono le cause dell’infertilità femminile?
Le cause dell’infertilità femminile possono riguardare diverse fasi del processo riproduttivo: produzione dell’ovocita, ovulazione, passaggio attraverso le tube, incontro con gli spermatozoi, impianto dell’embrione nell’utero o mantenimento iniziale della gravidanza.
Cause ovulatorie e ormonali
Le alterazioni dell’ovulazione sono tra le cause più frequenti di infertilità femminile. Se l’ovulazione non avviene regolarmente, o non avviene affatto, le possibilità di concepimento si riducono.
Alla base possono esserci squilibri ormonali che coinvolgono ovaie, ipofisi, tiroide, prolattina o altri ormoni implicati nella funzione riproduttiva. Anche sovrappeso, obesità o magrezza eccessiva possono interferire con il ciclo mestruale e ostacolare l’ovulazione.
Sindrome dell’ovaio policistico
La sindrome dell’ovaio policistico può interferire con l’ovulazione e rendere più difficile il concepimento. Può manifestarsi con cicli irregolari, assenza di ovulazione, alterazioni ormonali, acne, aumento della peluria e, in alcuni casi, difficoltà nel controllo del peso.
Nelle donne con ovaio policistico, l’ovulazione può essere imprevedibile o non verificarsi tutti i mesi. Il trattamento dipende dalle caratteristiche della paziente e può includere correzione dello stile di vita, terapie farmacologiche o tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita.
Fattore tubarico e pelvico
Le tube di Falloppio permettono l’incontro tra ovocita e spermatozoo e il successivo passaggio dell’embrione verso l’utero. Se sono ostruite, danneggiate o alterate nella loro funzione, la fecondazione può diventare difficile o impossibile.
Le cause possono includere infezioni pelviche, processi infiammatori, aderenze, precedenti interventi chirurgici, endometriosi o condizioni come l’idrosalpinge. Il fattore tubarico può essere silenzioso e non provocare sintomi specifici, motivo per cui lo studio della pervietà tubarica può essere necessario durante gli accertamenti.
Endometriosi
L’endometriosi è una patologia in cui tessuto simile all’endometrio, cioè al rivestimento interno dell’utero, cresce al di fuori della cavità uterina. Può interessare ovaie, tube, peritoneo e altri organi pelvici.
Può ostacolare la fertilità attraverso infiammazione cronica, formazione di aderenze, alterazione dei rapporti anatomici tra ovaie e tube, presenza di cisti ovariche e possibile interferenza con l’impianto embrionale.
I sintomi più comuni sono mestruazioni dolorose, dolore pelvico cronico, dolore durante i rapporti e, in alcuni casi, disturbi intestinali o urinari legati al ciclo.
Cause uterine
L’utero è l’organo in cui l’embrione deve impiantarsi e svilupparsi. Alterazioni della cavità uterina o dell’endometrio possono ostacolare l’impianto o le prime fasi della gravidanza.
Tra le possibili cause uterine rientrano fibromi, polipi endometriali, malformazioni congenite dell’utero, aderenze intrauterine e alterazioni infiammatorie dell’endometrio.
Non tutte queste condizioni compromettono necessariamente la fertilità. La loro importanza dipende da sede, dimensioni e impatto sulla cavità uterina.
Fattori cervicali
Il collo dell’utero, o cervice, ha un ruolo importante nel passaggio degli spermatozoi verso la cavità uterina. Durante il periodo fertile, il muco cervicale dovrebbe favorire questa risalita.
Se il muco è insufficiente, alterato o poco favorevole, il concepimento può risultare più difficile. Alcune alterazioni cervicali possono essere collegate a infezioni, interventi chirurgici precedenti o modificazioni anatomiche del collo dell’utero.
Cause genetiche e immunologiche
Alcune alterazioni genetiche o cromosomiche possono incidere sulla fertilità femminile. Possono essere associate a insufficienza ovarica precoce, ridotta riserva ovarica, risposta ovarica non adeguata ai trattamenti o aborti ricorrenti.
In altri casi possono entrare in gioco fattori immunologici, come meccanismi che interferiscono con gli spermatozoi, la fecondazione o l’impianto dell’embrione. Si tratta di quadri complessi, da valutare in contesti selezionati.
Complicanze legate all’HPV
L’HPV, ovvero il papilloma virus, non viene considerato una causa diretta di infertilità femminile. Tuttavia, eventuali lesioni cervicali o trattamenti chirurgici eseguiti sul collo dell’utero possono avere ripercussioni sulla salute cervicale.
Per questo motivo è importante seguire i controlli ginecologici periodici e sottoporsi agli screening raccomandati.
Infertilità idiopatica
Si parla di infertilità idiopatica quando, nonostante gli accertamenti, non viene individuata una causa precisa. Gli esami possono risultare nella norma, ma la gravidanza non arriva.
In questi casi lo specialista può comunque proporre un percorso personalizzato, considerando età della donna, durata della ricerca di gravidanza, riserva ovarica e caratteristiche complessive della coppia.
Stile di vita
Le abitudini quotidiane possono influenzare la salute riproduttiva. Fumo, consumo di alcol, droghe, sedentarietà, alimentazione non equilibrata, stress, obesità o sottopeso possono interferire con il ciclo mestruale, l’ovulazione e il benessere generale.
Anche l’esposizione a sostanze ambientali sfavorevoli, come tossine, pesticidi, radiazioni o agenti inquinanti, può rappresentare un fattore da considerare.
Migliorare lo stile di vita non garantisce sempre il concepimento, soprattutto quando sono presenti cause organiche o ormonali importanti. Tuttavia, può favorire un migliore equilibrio dell’organismo e contribuire positivamente al percorso terapeutico.
Quali esami sono utili per diagnosticare l’infertilità femminile?
La diagnosi dell’infertilità femminile parte da una visita specialistica e da un’anamnesi accurata. Il ginecologo raccoglie tutte le informazioni necessarie sulla storia della coppia. Infatti, poiché l’infertilità può avere anche una componente maschile, è importante valutare entrambi i partner.
Dopodiché, lo specialista potrà prescrivere degli esami di approfondimento. Quali sono i più comuni?
Esami ormonali
Gli esami ormonali permettono di valutare parametri come FSH, LH, estradiolo, progesterone, prolattina, ormone antimulleriano e TSH. Sono utili per comprendere la funzione ovarica, la riserva ovarica e la presenza di possibili squilibri endocrini.
Ecografia transvaginale
L’ecografia transvaginale consente di osservare ovaie, utero ed endometrio. Può evidenziare cisti, fibromi, polipi, alterazioni ovariche o altri elementi rilevanti.
Studio delle tube
Lo studio delle tube, attraverso esami come isterossalpingografia o ultrasonosalpingografia, serve a verificare se le tube sono aperte e funzionanti.
Isteroscopia
L’isteroscopia permette di visualizzare direttamente la cavità uterina e può essere utile per individuare polipi, fibromi sottomucosi, aderenze o malformazioni.
Laparoscopia
La laparoscopia può essere indicata quando si sospettano endometriosi, aderenze o alterazioni pelviche non chiaribili con esami meno invasivi.
Esami genetici
Gli esami genetici vengono presi in considerazione in casi selezionati, ad esempio in presenza di insufficienza ovarica precoce, aborti ricorrenti o sospette alterazioni cromosomiche.
Quando rivolgersi allo specialista?
È consigliabile rivolgersi a uno specialista quando la gravidanza non arriva dopo 12 mesi di rapporti regolari e non protetti.
Dopo i 35 anni, oppure in presenza di fattori di rischio, è preferibile anticipare la valutazione dopo circa 6 mesi. Una consulenza più precoce è indicata anche in caso di tutti quei sintomi elencati nei paragrafi precedenti.
Agire tempestivamente permette di individuare eventuali cause, impostare gli esami più adatti e scegliere il percorso terapeutico più appropriato. Al Poliambulatorio Le Vele troverai tutta la professionalità e la competenza del dottor Sorin Parastie.
All’interno di un ambiente accogliente e riservato, lo specialista valuterà la storia clinica e le esigenze della coppia al fine di proporre un percorso terapeutico personalizzato. In base alle condizioni cliniche si valuterà, senza alcuna forzatura, un approccio ai trattamenti della procreazione medicalmente assistita. La PMA è uno dei nuovi ed innovativi servizi offerti dal Poliambulatorio Le Vele di Torino: contattaci senza impegno per saperne di più!