Acufene, cause, sintomi e come curarla
Ti è mai capitato di sentire un fischio o un ronzio nelle orecchie, anche quando intorno a te regna il silenzio? Questa sensazione prende il nome di acufene. Si tratta di un disturbo che può manifestarsi occasionalmente oppure diventare persistente. Chi ne soffre non ha certamente una vita semplice: la patologia “disturba” il sonno, la concentrazione e soprattutto la qualità della vita.
Le cause possono essere diverse: dall’esposizione a rumori intensi alla perdita dell’udito, fino ad alcune patologie dell’orecchio o ad altre condizioni di salute.
Capire da cosa dipende l’acufene è fondamentale per individuare i rimedi più appropriati. Vediamo come riconoscerlo, quali sono i possibili trattamenti e quando è opportuno rivolgersi a uno specialista.
Cos’è l’acufene?
L’acufene, chiamato anche tinnito, è la percezione di un suono nelle orecchie o nella testa senza che sia presente una sorgente sonora esterna.
Può essere descritto come un fischio acuto, un ronzio continuo, un sibilo oppure un fruscio simile al vento. L’intensità varia da persona a persona e può modificarsi durante la giornata.
Non si tratta di una malattia autonoma, ma di un sintomo che può essere associato a problemi dell’apparato uditivo o ad altre condizioni dell’organismo.
In alcuni casi compare per un periodo limitato e scompare spontaneamente, mentre in altri può durare a lungo, diventando particolarmente fastidioso.
Quali sono i sintomi dell’acufene?
Il segnale caratteristico è la percezione di rumori che non provengono dall’ambiente circostante.
I suoni più comuni sono:
- fischi e sibili: generalmente acuti, continui o intermittenti;
- ronzii: simili al rumore di un apparecchio elettrico;
- fruscii e soffi: paragonabili al vento o all’acqua che scorre;
- ticchettii: rumori ripetuti a intervalli più o meno regolari;
- pulsazioni: suoni ritmici, talvolta sincronizzati con il battito cardiaco.
L’acufene può interessare un solo orecchio, entrambi oppure essere percepito all’interno della testa. Spesso diventa più evidente di notte, quando il silenzio rende difficile ignorarlo.
Se persistente, può provocare difficoltà ad addormentarsi, stanchezza, irritabilità, problemi di concentrazione e ansia. In alcune persone si accompagna anche a vertigini, sensazione di orecchio chiuso o riduzione dell’udito.
Quali sono le cause dell’acufene?
Le cause dell’acufene sono numerose e non sempre è possibile identificarne una precisa. Il disturbo può dipendere da alterazioni dell’apparato uditivo, traumi acustici o altre condizioni mediche. Osserviamo insieme le cause più comuni!
Problemi dell’orecchio e perdita dell’udito
Alcune patologie dell’orecchio esterno, medio e interno possono favorire la comparsa del sintomo. Tra queste troviamo:
- tappi di cerume: possono ostacolare la trasmissione dei suoni e provocare una sensazione di orecchio chiuso;
- otiti: le infiammazioni dell’orecchio possono accompagnarsi a ronzii e alterazioni temporanee dell’udito;
- otosclerosi: una patologia che interessa le strutture dell’orecchio medio e può causare una progressiva diminuzione della capacità uditiva;
- ipoacusia: la perdita dell’udito, anche legata all’invecchiamento, è frequentemente associata all’acufene.
Quando il sistema uditivo riceve meno stimoli sonori, possono verificarsi modificazioni nei meccanismi con cui il cervello elabora i suoni, contribuendo alla percezione del tinnito.
Esposizione a rumori forti e traumi acustici
L’esposizione a suoni molto intensi rappresenta un importante fattore di rischio. Un esempio comune è il fischio nelle orecchie dopo un concerto o una serata in discoteca. In queste situazioni il rumore può scomparire dopo alcune ore, ma esposizioni intense o ripetute possono danneggiare l’udito.
Anche lavorare in ambienti rumorosi o ascoltare frequentemente musica ad alto volume attraverso le cuffie può contribuire alla comparsa del problema.
Stress, problemi cervicali e disturbi mandibolari
Stress e ansia possono aumentare l’attenzione rivolta all’acufene, rendendolo più difficile da ignorare. Può così instaurarsi un circolo vizioso: il rumore genera preoccupazione, la tensione accentua il fastidio e il sintomo viene percepito con maggiore intensità.
In alcuni pazienti le cause dell’acufene vanno ricercate disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare, bruxismo o tensioni muscolari cervicali, tutte condizioni che possono influenzare la percezione del suono.
Altre possibili cause dell’acufene
Il disturbo può essere associato anche all’assunzione di alcuni farmaci ototossici, traumi cranici, alterazioni vascolari e determinate patologie neurologiche.
Un’altra possibile condizione è la sindrome di Ménière, una malattia dell’orecchio interno che può provocare episodi di vertigine, perdita dell’udito, sensazione di pressione auricolare e acufeni.
Poiché le possibili origini sono diverse, una valutazione specialistica è importante per individuare eventuali problemi sottostanti.
Quali sono i diversi tipi di acufene?
Gli acufeni possono essere classificati in base al meccanismo che li produce, alla durata e alle caratteristiche del rumore.
Acufene soggettivo e oggettivo
L’acufene soggettivo è la forma più comune: il suono viene percepito esclusivamente dalla persona interessata e non è rilevabile dall’esterno.
L’acufene oggettivo, molto più raro, è invece legato a un fenomeno fisico interno all’organismo che, in determinate circostanze, può essere rilevato anche dal medico.
Acufene pulsante, intermittente e persistente
L‘acufene pulsante viene descritto come un rumore ritmico, spesso simile al battito cardiaco. Può essere associato ad alterazioni del flusso sanguigno e richiede una valutazione medica.
La forma intermittente compare soltanto in alcuni momenti, mentre quella persistente si manifesta con continuità o per periodi prolungati. Il disturbo può inoltre essere monolaterale, quando interessa un solo orecchio, oppure bilaterale.
Acufene: quando preoccuparsi e rivolgersi al medico?
Un fischio occasionale non indica necessariamente una patologia grave. Tuttavia, è opportuno consultare un medico quando il disturbo:
- compare improvvisamente;
- interessa esclusivamente un orecchio;
- persiste o peggiora progressivamente;
- si accompagna a vertigini o problemi di equilibrio;
- è associato a una diminuzione dell’udito;
- segue il ritmo del battito cardiaco;
- interferisce con il sonno o le normali attività quotidiane.
Se l’acufene compare insieme a una perdita improvvisa dell’udito, è necessaria una valutazione medica urgente, in quanto alcune condizioni richiedono un trattamento tempestivo. Anche la comparsa di sintomi neurologici improvvisi, come difficoltà nel parlare o debolezza di un lato del corpo, richiede assistenza immediata.
Quali sono i rimedi e i trattamenti disponibili per l’acufene?
Non esiste una cura universale per l’acufene, perché le sue cause e manifestazioni possono essere molto diverse. Il trattamento mira a intervenire sull’eventuale problema responsabile e, quando il rumore persiste, a ridurne l’impatto sulla qualità della vita. Ciò nonostante, diamo un’occhiata alle terapie più utili per ridurre gli effetti dell’acufene.
Terapia del suono e Tinnitus Retraining Therapy (TRT)
La terapia sonora utilizza rumori ambientali o dispositivi dedicati per ridurre il contrasto tra l’acufene e il silenzio. Ad esempio, ascoltare un suono delicato e costante può rendere il fischio meno evidente, soprattutto nelle ore serali.
La Tinnitus Retraining Therapy (TRT) combina consulenza specialistica e stimolazione sonora con l’obiettivo di favorire l’abitudine al rumore, riducendo l’attenzione e il disagio che provoca. I risultati possono variare da persona a persona e non è garantita la scomparsa del sintomo.
Apparecchi acustici e supporto psicologico
Nei pazienti che presentano anche una riduzione dell’udito, gli apparecchi acustici possono migliorare la percezione dei suoni esterni e contribuire a rendere l’acufene meno fastidioso.
La terapia cognitivo-comportamentale può invece aiutare a gestire le reazioni emotive al disturbo, riducendo il disagio psicologico e migliorando la capacità di affrontarlo.
Il rapporto tra acufene e alimentazione
Il rapporto tra acufene e alimentazione è un aspetto da considerare soprattutto quando il disturbo è associato a particolari condizioni dell’orecchio interno. È importante però chiarire che non esiste una dieta universalmente efficace contro gli acufeni, né un elenco di alimenti che tutti i pazienti debbano eliminare.
Quali alimenti è meglio limitare?
In alcune situazioni cliniche può essere consigliato ridurre il consumo di cibi particolarmente ricchi di sodio, come:
- Salumi, affettati e insaccati.
- Formaggi stagionati.
- Patatine e snack salati.
- Piatti pronti e alimenti confezionati ricchi di sale.
- Salse industriali e condimenti particolarmente sapidi.
- Prodotti conservati in salamoia o sotto sale.
Per insaporire i piatti si possono utilizzare erbe aromatiche e spezie, limitando l’aggiunta di sale.
Tuttavia, ridurre il sodio non garantisce un miglioramento dell’acufene: eventuali modifiche alimentari devono essere valutate in base alla situazione clinica.
L’acufene può scomparire?
La possibilità che l’acufene scompaia dipende dalla sua origine. Le forme temporanee possono risolversi spontaneamente, mentre quelle persistenti possono richiedere un percorso terapeutico più articolato.
Quando è possibile identificare e trattare una causa specifica, il rumore può diminuire o scomparire. In altre situazioni, invece, l’obiettivo principale è imparare a gestirlo, limitandone le conseguenze sulla vita quotidiana.
Come si diagnostica l’acufene?
Per capire se una persona soffra o meno di acufene è indispensabile effettuare una visita otorinolaringoiatrica. La diagnosi parte dall’analisi dei sintomi e da una valutazione dell’apparato uditivo.
Durante la visita , lo specialista raccoglie informazioni sulla comparsa del disturbo, sulla durata, sulle caratteristiche del rumore e sull’eventuale presenza di altri sintomi. Attraverso l’otoscopia osserva il condotto uditivo e il timpano, verificando la presenza di cerume, infiammazioni o altre anomalie.
L’esame audiometrico permette invece di valutare la capacità di percepire suoni di frequenza e intensità differenti, individuando eventuali perdite uditive. Possono essere utilizzati anche questionari specifici per comprendere quanto l’acufene influisca sul riposo, sulla concentrazione e sul benessere psicologico.
Quando sono necessari ulteriori accertamenti?
In base ai risultati della visita, il medico può richiedere altri esami, come l’impedenzometria, utile per valutare alcune funzioni dell’orecchio medio. In situazioni particolari possono essere indicate indagini diagnostiche per immagini o ulteriori consulenze specialistiche.
Non tutti i pazienti necessitano degli stessi accertamenti: il percorso viene definito considerando le caratteristiche del sintomo.
Presso il Poliambulatorio Polilevele di Torino, le visite otorinolaringoiatriche sono effettuate dal Dott. Fabio Beatrice e dal Dott. Massimo Capricci.
Una diagnosi accurata rappresenta il primo passo per comprendere l’origine dell’acufene e individuare i trattamenti più appropriati, evitando rimedi improvvisati o soluzioni prive di adeguato supporto scientifico.